Innu Sardu Natzionale "Sardigna, Pàtria amada!"  di  Benito Saba - 
Nota 3

Perché più versioni nelle varie parlate?

         Mi aspetto che, con facile richiamo all'unicità testuale dell'Inno di Mameli o della Marsigliese ecc., verranno mosse obiezioni sul mio Innu proposto anche nelle varietà linguistiche o "parlate" della Sardegna. (Per il Tabarchin ne sono rammaricato, ma sino ad oggi non ho avuto il coraggio di tentarne una stesura in questa parlata, ovviamente con l'aiuto indispensabile di persone amiche competenti, come del resto è avvenuto per tutte le versioni, fatta eccezione per quella in Logudoresu, il cui testo ne costituisce la base originaria, peraltro formalmente in concorso per la 50ª Edizione del Premio Ozieri di Letteratura Sarda).
         Il testo si articola nelle varie parlate della Sardegna perché ho ritenuto e ritengo che un Innu Sardu debba avere una sua versione "nazionale" per le cerimonie pubbliche a valenza generale (dei partecipanti o delle Istituzioni coinvolte, pubbliche o meno) e tale versione non può che essere in Limba Sarda Comuna, senza privilegi o esclusioni, sottolineando così l’unicità dell’identità nazionale sarda; quando invece la circostanza ha riferimento locale ed i partecipanti alla celebrazione ne hanno gradimento, è bene che possano usare una versione nella loro parlata: penso agli studenti nelle manifestazioni scolastiche, agli incontri culturali e sportivi di carattere locale, alle feste patronali, ai momenti celebrativi delle istituzioni e/o associazioni locali ecc.
Ribadisco che la mia proposta delle versioni nelle varie "parlate" riguarda un uso facoltativo e soltanto per le circostanze a valenza "locale", contribuendo a rendere l’Innu più vicino al sentimento popolare di identità comunitaria locale, che è ugualmente, per generale convinzione, una ricchezza ed un valore da salvaguardare.
Certamente, quando la LSC sarà insegnata nelle scuole fin dalle elementari e sarà almeno compresa, anche se non praticata, da una buona percentuale dei cittadini - come lo era l'Italiano (e da più secoli, quando fu composto l'Inno di Mameli, 1847) - allora (speriamo presto!) si potrà chiedere anche agli alunni di Quartu S. Elena, o di Tempio, di privilegiare, per quanto possibile e opportuno, la versione dell'Innu in LSC, sottolineando così il sentimento di appartenenza all'unica Nazione Sarda. Allo stato attuale l'uso della LSC (per altro non rafforzato dalla "statualità", come lo è invece quello della lingua italiana) è ancora suffragato soltanto da una autorevole proposta, formulata appena nel 2006, da sostenere con convinzione, come d'intesa generale, per gli usi ufficiali istituzionali a valenza generale, ma non per abbandonare e non valorizzare le parlate locali anche negli usi istituzionali (ad es. nelle amministrazioni comunali ecc.).
Oggi, poichè la generalità dei Sardi non conosce ancora la LSC e non la pratica neanche sporadicamente, non posso non tener conto che per es. tra il testo dell'Innu in LSC e quello in Campidanesu su 149 parole ce ne sono ben 69 diverse (molte ovviamente ripetute), non coincidenti almeno per grafia, cioè il 47%! Tra il testo in LSC e quello in Gadduresu le parole non coincidenti sono ben 107 (sempre con ripetizioni), cioè il 72%!
In queste condizioni non credo che oggi possiamo pretendere che gli alunni delle elementari a Quartu o a Tempio, o i rispettivi concittadini in una manifestazione locale (ad es. una festa patronale) non possano cantare, se lo desiderano, l'Innu nella loro parlata!
Si dirà, come ulteriore obiezione: ma così non si incoraggia l'uso dell'Innu in LSC. Ed io rispondo sommessamente: se oggi venisse imposto obbligatoriamente l'Innu sempre e soltanto in LSC, molta gente finirebbe per non sentirlo vicino, proprio, per rifiutarlo o abbandonarlo, mentre con l'altra soluzione ritengo che lo accetterà in LSC se proposto per le manifestazioni a valenza generale sarda e a poco a poco lo adotterà, se vorrà, come espressione normale per il maggior numero di circostanze.
Non a chi queste cose me le può insegnare, ma alla generalità degli interlocutori su questa materia, mi permetto di ricordare che non abbiamo in Sardegna semplicemente una lingua e tanti dialetti, ma un insieme di varietà linguistiche di pari valenza idiomatica, sociale e culturale.
Quando si parla di dialetti sardi essi non sono queste varietà o "parlate principali" - che costituiscono unitariamente l'espressione del nostro patrimonio linguistico (che si articola appunto in macroregioni idiomatiche); ma sono da individuare - all'interno di quelle varietà linguistiche - come veri dialetti sardi le molteplici varianti praticate nelle cosiddette "regioni storiche" (ma non sempre con uso omogeneo all'interno delle medesime). E così abbiamo diversi dialetti del Campidanesu, del Logudoresu, del Nugoresu, del Gadduresu e anche, se pur in forma molto limitata, del Sassaresu (tra Sassari, Porto Torres e Sorso). Data la ristrettezza del relativo ambito territoriale, non mi risultano invece varianti dialettali interne all'Alguerès e al Tabarchin, essendo peraltro queste parlate per se stesse forme dialettali del Catalano e del Ligure.
E qui sono d'accordo: non si può sostenere o pretendere un Innu Sardu Natzionale espresso anche nelle varianti dialettali interne alle varietà linguistiche della Sardegna!
         Ho richiamato queste considerazioni soltanto per esprimere anch'io il mio sommesso parere - per altro basato sulla Deliberazione n. 16/14 del 18-04-2006 della G. R. della R. A. S. e suo documento allegato "Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione regionale" (1) - parere che ovviamente vuole confrontarsi rispettosamente con altri diversi nel concreto dell'evolversi delle situazioni e della problematica dell'uso della Lingua Sarda.
A conforto della mia posizione mi basti citare soltanto
a) dalla Deliberazione richiamata: "Confermata la volontà di promuovere e tutelare, anche attraverso il sostegno della sperimentazione dell'insegnamento e dell'uso nelle scuole, a partire da quelle per l'infanzia e primarie, tutte le varietà linguistiche presenti nel territorio regionale..." e "... avviare un processo graduale mirante all'elaborazione di una Limba Sarda Comuna, con le caratteristiche di una varietà linguistica naturale che costituisca un punto di mediazione tra le parlate più comuni e diffuse e aperta ad alcune integrazioni volte a valorizzare la distintività del sardo e ad assicurare un carattere di sovramunicipalità e la semplicità del codice linguistico; che la Limba Sarda Comuna intende rappresentare una "lingua bandiera", uno strumento per potenziare la nostra identità collettiva, nel rispetto della multiforme ricchezza delle varietà locali.";
b) dalle "Norme linguistiche..." richiamate: "Fermo restando che intende valorizzare, valorizza e sostiene tutte le varietà linguistiche parlate e scritte in uso nel territorio regionale, la Regione ha ravvisato la necessità..." e "Perciò nell'individuazione di una Limba Sarda Comuna, ci si riferisce solo a questa lingua "sarda" unica anche se composta da tante varietà. Essa, pertanto, non vuole né sostituirsi né imporsi sugli altri idiomi della Sardegna, come giustamente e correttamente fa, dal punto di vista linguistico e giuridico, la Legge regionale n. 26 del 1997, senza nulla togliere a questi idiomi, anzi riconoscendo loro lo stesso livello di tutela e promozione. La Legge regionale n. 26 del 1997 ha posto infatti le basi giuridiche per la valorizzazione e promozione della lingua sarda e pari valorizzazione e promozione riconosce, nei territori rispettivi, anche ad algherese, sassarese, gallurese, tabarchino, per cui ciascuno di questi idiomi potrà dotarsi o già si è dotato di norme linguistiche di riferimento che garantiscono una loro più efficace presenza ufficiale nei media, nell'amministrazione, nella scuola." (1.1)
Ed infine "Ogni varietà locale, da sola, riflette e contiene tutte le caratteristiche fondamentali della lingua sarda e può candidarsi a rappresentarla a pieno titolo, ciascuna, dunque, può essere selezionata per rappresentare tutto il sardo." (1.2).
         Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente della preziosa consulenza, per le versioni diverse da quella in Logudoresu - "limate" dopo aver acquisito l'esito per essa del Premio Ozieri - (in ordine alfabetico) Giovanni Coni, Diego Corraine, Franca Dedola, Clara Farina, Andrea Melis, Franco Milia, Tonino Prunas, Anna Cristina Serra, Salvatore Tola ed un esperto della parlata Algherese che desidera rimanere anonimo.
Sassari, settembre 2009
 
                                                                Benito Saba

(1) v. http://www.regione.sardegna.it/j/v/66?s=1&v=9&c=27&c1=1346&id=2904